Rino Cosentino, 19 marzo 2011, ore 11:00

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Caffè Florian a Venezia, 1990

Mimmo Rotella (Catanzaro 1918 – Milano 2006) già in vita era un artista di fama internazionale, ma poco conosciuto al grande pubblico anche della sua regione. Bisogna attendere anni più recenti per vedere Mimmo Rotella avviare con la Calabria, e con la sua Catanzaro in particolar modo, una collaborazione assidua che lo ha visto più volte tornare per iniziative riguardanti la sua opera, fin quasi alla sua morte avvenuta a Milano l'8 gennaio del 2006. 

Uno degli ultimi omaggi, a tre anni dalla sua scomparsa, è stato la mostra "Around Rotella: l'artista e il suo tempo", a cura di Bruno Corà e Tonino Sicoli, inaugurata al Palazzo Vitari di Rende nel dicembre del 2008. E così, uno degli artisti più consacrati nel mondo dell'arte contemporanea, il pittore "monello in città", che non usava pennelli e colori, ma che si "divertiva", invece, ad andare, fin dalla fine degli anni Cinquanta, per le strade di Roma a strappare pezzi di manifesti per poi portarseli nel suo studio e decollarli, alla fine se n'è andato anche lui.

Da alcuni anni ormai si può dire che avevamo imparato a sentirlo vicino. Tonino Sicoli, alla sua scomparsa, scrisse finanche: «Gli artisti non dovrebbero mai morire». Si capisce che volesse intendere all'operare dell'artista, alla creatività in genere dell'arte che non dovrebbe mai perire nell'uomo, pena la morte stessa della civiltà. Francesca Alfano Miglietti, critico d'arte che conosceva ancor più da vicino Rotella, svela invece un'assenza di nostalgia in lui per la Calabria «di cui – scrive – amava solo la cultura».

Giovanissimo, infatti, Mimmo Rotella se ne era andato indignato da Catanzaro (Stati Uniti, Francia, Roma, Milano). Ma il ritorno alle origini a volte non è del tutto consapevole, e non avviene solo per nostalgia. È quasi un impulso, un istinto. Ed io credo che, alla fine, al di là degli interessi legati alla sua attività, lui l'abbia vissuto davvero questo senso del ritorno.
Mimmo Rotella non amava la pittura fine a se stessa. Diceva che «il difficile non è fare il pittore. Il difficile è essere artista».
Lo avevo conosciuto casualmente nell'estate del 1984 a Sangineto, nella dimora estiva di Carlo Bilotti, il mecenate cosentino, creatore (con le sue donazioni) del Mab, il Museo all'Aperto Carlo Bilotti di Cosenza.
Francesca Alfano ha ragione quando dice che Rotella era una persona "bifronte". E che aveva aspetti della sua persona che interessavano e altri, invece, che respingevano. Insomma, non era proprio un unomo affabile con tutti.
Con me e Bilotti si intrattenne comunque un bel po' a parlare, quella mattina, sulla sua concezione extra-pittorica dell'arte. Una intensa occasione, tutto sommato. Ma di Rotella (come, del resto, di tutti gli artisti, piccoli o grandi che siano) non tutto piaceva. Massimo Celani, ad esempio, con la sua consueta carica ironica e dissacratoria, all'indomani della sua morte, non ha potuto fare a meno di puntualizzare una cosa che di Rotella non gli è andata proprio giù: la scultura di bronzo di piazza 11 Settembre. Un monumento di un «furbone», scrive Celani, ma senza acredine («non ce l'ho con te», gli si rivolge): «Su un ridicolo basamento» e con «una iscrizione che è un concentrato di banalità». Colpa, più che sua, del solito committente sempre «incline a incassare firme» e di quel «codazzo, ineducato e sfrontato che adesso dice: Rotella qui Rotella lì». Lo aveva scritto, ma con più risentimento, anche Enrico Meo su Trova Cosenza: «Una cosa è la pittura (o l'operatività visiva qual si voglia) – diceva – un'altra cosa è la scultura. Rotella non apparteneva a questa seconda categoria. O, perlomeno, non nel senso classico. Non basta, quindi, essere solo un artista di fama per fare un'opera d'arte».

 

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La scultura di Mimmo Rotella nel centro di Cosenza

 

Condivido in pieno questo appunto. La stessa cosa, aggiungerei, vale ad esempio per le sculture di Salvatore Fiume a Fiumefreddo Bruzio. Una critica questa, se si vuole, riconducibile a quei "cori tardivi" e a quelle «celebrazioni strapaesane» (ancora Celani) che distolgono lo sguardo da tante cose belle e dignitose che pur si fanno spesso (il mio pensiero corre alla scultura defenestrata di Giuseppe Filosa, a Cosenza).
Ovviamente, tutto ciò non toglie a Mimmo Rotella che rimane per tutti l'artista che è. Scriveva Piet Mondrian nel 1920 (da una citazione di Filiberto Menna del 1983) che Corot, pittore del naturalismo francese della prima metà dell'Ottocento, è un pittore che vive nel paesaggio. Courbet è un pittore che vive nello studio. Ma l'artista moderno è un artista che vive nella città. Come Mimmo Rotella, appunto che del rapporto arte-vita-città ha fatto il capolavoro della sua estetica.

 

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Poema fonetico, 1960

 

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La rotella, 1989

Le petit monument a Rotella, 1961

 

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In ascolto, 1962

 

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Reperti, 1979

I timbri falsi, che servivano al brigatista rosso Alunni per falsificare i documenti. Sullo sfondo, anche dei biglietti di propaganda delle BR.

 

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Indifferenti, 1990

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