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Franco Mazzoccoli, 02 maggio 2011, ore 13:00

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Francis Bacon, Studio del ritratto di papa Innocenzo X di Velasquez, 1953

Di solito dopo aver visto un film interessante, che ci ha colpito, che ci ha tenuti immobili sulla poltrona del cinema, che ci ha fatto dimenticare del tempo che passava, insomma un film che ci è piaciuto tanto, si ha la tendenza a non parlarne, a rimandare i giudizi per poter meglio assaporare le immagini, i suoni, la recitazione, i movimenti di macchina. Si cerca cioè di conservarne il ricordo per un lungo periodo di tempo prima di esprimere il nostro pensiero.
Questa volta no. Questa volta voglio dire subito cosa penso del film che ho appena visto.
Sono appena uscito da una sala cinematografica completamente deserta che ha accolto nel buio sette persone, compreso me e mia figlia, dove ho potuto godere del più graffiante, del più ironico, del più coraggioso, del più corrosivo, del più dissacrante film di tutta la storia del cinema.
Sto parlando del film di Nanni Moretti Habemus papam.

Federico Fellini nel suo Roma ci aveva illuso nel mostrarci quello che avevamo creduto il limite irraggiungibile della satira sulla chiesa cattolica. La rappresentazione della sfilata di abiti per il clero non aveva mai prima di allora raggiunto punte così alte. Nanni Moretti supera quel limite e ci costringe a ragionare su un uomo, un uomo solo, eletto papa con il terrore di assumere quel ruolo.

Detta così, la trama del film può sembrare molto riduttiva. Invece Moretti, da grande regista qual è, ci propone non tanto di giudicare un uomo pavido, ma, tramite lui, un sistema, una recita, un apparato, un'istituzione che non ha più contatti con la realtà. Significativa è la frase pronunciata nel film "Giocare a palla prigioniera?!? Cardinale, sono cinquant'anni che non esiste più la palla prigioniera".

La storia del film ormai è nota. È la storia, come ho già detto, del rifiuto di un cardinale a diventare papa. A voler invece descrivere quello che il film ci mostra, allora non bastano poche righe. Si inizia con la sfilata dei cardinali che si recano in conclave per eleggere il papa. Il loro corteo che si snoda per corridoi e scale del Vaticano è accompagnato da orazioni che arrivano tramite un altoparlante. La voce guida ogni tanto sbaglia e quindi anche i cardinali, che non possono sbagliare nella scelta del papa e che ripetono la cantilena, sbagliano. Mentre percorrono i locali del vaticano un cronista televisivo – che ricorda tanto quello di Telecalifornia tratteggiato in Ecce bombo, sempre di Moretti –, descrive la scena tentando invano di intervistare i cardinali e travisando la realtà anche quando viene cacciato dal portavoce del vaticano o quando non distingue la fumata bianca da quella nera. Giunti nella cappella Sistina, i cardinali sono indecisi sul da farsi e ognuno si augura che non sia lui il prescelto. "Non io, signore", ripetono. Alla fine, quando il cardinale più votato viene acclamato da tutto il conclave e ci si prepara a presentarlo ai fedeli, costui inizia a piangere come un bambino perché si accorge di non essere all'altezza del compito affidatogli. Inizia così una serie di manovre per scongiurare il pericolo che la chiesa possa essere ritenuta debole e per convincere l'eletto ad accettare. Si convoca addirittura uno psicanalista, il più bravo, che dovrebbe sondare l'animo del futuro papa ma con delle limitazioni che gli stessi cardinali gli impongono. Partendo dal "deficit di accudimento" il professore tenta di risalire all'infanzia del paziente ma rimane invischiato in divieti e lui stesso rimane preda dell'apparato religioso che gli impedisce di tornare a casa e quindi di avere contatti con l'esterno fino alla guarigione del papa. Come qualsiasi papa anche lui è prigioniero e isolato. La solitudine (concetto caro a Moretti sin dai primi suoi film) del papa è evidenziata dal suo girovagare per stanze vuote, mentre all'esterno, in basso, una folla di persone attende l'annuncio. Per una serie di circostanze il neo eletto papa riesce a sfuggire ai controlli dell'apparato burocratico vagando per la città come un comune mortale e dichiarando alla ex moglie dello psicanalista, che incontra per caso, di essere un attore, o meglio, di aver voluto essere un attore, ma di essere stato respinto quando si era iscritto ad una scuola di recitazione. È una delle tante chiavi di lettura del film, se non la più importante.

In Vaticano intanto si cerca di porre rimedio a questa fuga e il portavoce, all'insaputa dei cardinali, ordina ad una guardia svizzera di fermarsi nelle stanze del papa perché con movimenti di tenda o con il passare davanti alle finestre possa far credere, mostrando la sua ombra, che il papa è presente. Questa guardia, questa ombra del guerriero, questo kagemusha costretto a recitare la sua parte e ad assecondare ordini che si richiamano a concetti di facciata, si rimpinza di dolci e ascolta musica, fra cui la bellissima Todo cambia interpretata da Mercedes Sosa e che si diffonde per tutto il vaticano provocando l'euforia e il ballo dei cardinali che sono in compagnia dello psicanalista. Una delle scene più belle del film. Convinti ormai della presenza del papa nelle sue stanze, i cardinali, con la complicità dello psicanalista che fa loro credere che tali azioni possono giovare alla salute del papa, giocano a carte e organizzano addirittura tornei di pallavolo alla presenza di monache che fanno la ola. Alla fine non potendo più nascondere la mancanza del papa dal vaticano, il portavoce convoca i cardinali e insieme decidono di raggiungere il neo papa in un teatro dove è rappresentato Il gabbiano di Cechov. I cardinali, uno alla volta, entrano nel teatro durante la rappresentazione disturbando con la loro presenza gli attori. A quel punto tutti applaudono rivolgendosi verso il papa, che accetta di seguirli.
Ormai quest'uomo solo, debole, testimone, suo malgrado, dell'intoccabilità della figura del pontefice, inadeguato per quel ruolo che vorrebbero che recitasse, costretto ad indossare una maschera, diventa papa, o meglio diventa un grande attore che interpreterà la parte del papa. E solo un grande attore, riconosciuto come tale, ha la forza e il coraggio di rinunciare a recitare quella parte e di pronunciare la frase: "Io sento di non essere tra quelli che possono condurre ma che devono essere condotti".
Una magistrale interpretazione di Michel Piccoli che con quegli occhi da bambino, con quello sguardo perduto, con quel sorriso luminoso mentre ricorda a memoria le frasi delle opere teatrali, mette in discussione la macchinosità voluta dai cardinali che difficilmente comprendono la grande onestà di questo personaggio.

Nanni Moretti ci ha fatto sorridere e ridere di noi stessi quando, nei primi suoi film, ha mostrato la generazione del '68, ci ha fatto piangere con il film La stanza del figlio, ci ha fatto indignare con Il caimano, ma in questo film non ci regala nessuna emozione. Pretende che lo spettatore non abbia nessuna commozione e che lucidamente giudichi, con sguardo distaccato, un mondo fatto di apparenze, di convenzioni, di comportamenti che non corrispondono alla realtà, un mondo falso come quello che può essere rappresentato in una recita teatrale.

Habemus Papam (Italia 2011)
Regia: Nanni Moretti
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Federica Pontremoli
Cast: Michel Piccoli (il papa), Nanni Moretti (lo psicanalista), Margherita Buy (la psicanalista), Jerzy Stuhr (il portavoce), Roberto Nobile (cardinal Cevasco), Renato Scarpa (cardinal Gregori), Franco Graziosi (cardinal Bollati), Camillo Milli (cardinal Pescardona), Ulrich von Dobschütz (cardinal Brummer), Kevin Murray, Erik Merino, Mauro Casanica, Peter Boom, Mboso Nganzi, Luis Rios, Londa Sita Dieudonne, Alfredo Cairo, Mario Santella, Harold Bradley, Don Somasiry Jayamanne, Jelle Bruinsma (altri cardinali), Lucia Mascino, Giovanni Ludeno, Gianluca Gobbi (guardia svizzera), Dario Cantarelli (attore), Manuela Mandracchia (attrice), Teco Celio (attore), Massimo Dobrovic, Leonardo Della Bianca (Bambino), Camilla Ridolfi (Bambina), Cecilia Dazzi, Rossana Mortara (attrice), Roberto De Francesco (attore), Chiara Causa, Francesco Lagi (un viaggiatore sul pulmann), Maurizio Mannoni (conduttore del TG3 Linea notte), Massimo Verdastro (l'intervistato al TG), Tony Laudadio, Vega Graziano (una suora), Enrico Ianniello (l'inviato televisivo), Salvatore Miscio (un prete), Francesco Brandi (un barman), Giulia Giordano (la ragazza del cellulare), Leonardo Maddalena (un viaggiatore sul pulmann), Salvatore Dell'Aquila (il medico del papa)
Produzione: Sacher Film, Le Pacte, Fandango
Distribuzione: 01 Distribution

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