Redazione, 27 luglio 2011, ore 12:00

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Sabato 30 luglio,
ore 20:30,
1° chiostro Abbazia Benedettina San Michele Arcangelo, Montescaglioso, Mt.

La lingua dell'arte ha in Cavalli un interprete d'eccellenza. Da tempo porta in scena, dei mafiosi, il loro essere osceni. Da tempo conduce contro le mafie la battaglia della parola. Il suo è un antiracket culturale consapevole che le difficoltà della stagione che il nostro Paese vive, lungi dall'imporre il silenzio, richiedono appunto – qui e ora – la parola.
Gian Carlo Caselli

Lo spettacolo di Giulio Cavalli è tratto dal suo libro che non è un libro come gli altri. Nomi, Cognomi e Infami è il diario impersonale di un anno di storie incrociate in una tournée che è scesa dal palco per diventare la sua storia: quella di un attore di teatro che vive sotto scorta ormai da tre anni.

È un viaggio nel tempo e nello spazio che accompagna lo spettatore dall'attentato di via D'Amelio al sorriso di Bruno Caccia, dalle parole di Pippo Fava all'omicidio di don Peppino Diana passando attraverso il coraggio di Peppino Impastato, Rosario Crocetta e i ragazzi di Addiopizzo, fino a svelare la presenza della mafia al Nord che l'attore è stato tra i primi a denunciare. È anche una storia corale dedicata alla 670 persone che oggi nel nostro Paese vivono sotto tutela. È una rivoluzione morbida contro coloro che, abituati a comprarsi giudici, onorevoli, senatori, funzionari, sindaci, imprenditori, giornalisti, sanno bene che nulla possono contro la parola, quel mitra senza proiettili che instilla germi; germi di consapevolezza, germi di coscienza, germi di libertà. È una ninna nanna recitata per tenerci tutti svegli, mentre urliamo che disonorarli, comunque, è una questione d'onore.

Giulio Cavalli nasce a Milano nel 1977 e nel 2001 fonda a Lodi la compagnia Bottega dei Mestieri Teatrali. Nel 2006 Paolo Rossi lo spinge a salire sul palco, segnando l'inizio della sua vita di narratore. Nel 2007 debutta al Piccolo Teatro di Milano con Linate, 8 ottobre 2001: la strage, al quale seguirà nel 2008 Do Ut Des, spettacolo teatrale su riti e conviti mafiosi. A causa di questo spettacolo inizia a ricevere le prime minacce. Nel giugno 2009 porta in scena L'Apocalisse rimandata ovvero Benvenuta catastrofe di Dario Fo e Franca Rame. A ottobre 2009 recita A cento passi dal duomo, scritto con il giornalista Gianni Barbacetto. Sempre nel 2009 il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano Io invita al Quirinale per esprimergli solidarietà e sostegno. Nel gennaio 2010 gli viene consegnato il premio intitolato a Pippo Fava. Il 7 febbraio 2010, mentre riporta in scena al teatro Oscar di Milano L'Apocalisse rimandata, gli vengono recapitati 23 proiettili inesplosi, la direzione sospende momentaneamente lo spettacolo e da allora continua a ricevere intimidazioni e minacce. Attualmente calca le scene con Nomi, Cognomi e Infami, i cui monologhi sono raccolti nell'omonimo libro. È ritenuto l'attore irriverente dell'anti-mafia.
Ridere di mafia è una ribellione incontrollabile.

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