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Franco Mazzoccoli, 23 ottobre 2010, ore 14:00

14-1960_fotogrammi
Fotogrammi da 1960, di Gabriele Salvatores. Gli utlimi ritraggono gente di Pomarico e lo stesso paese materano

Può la manipolazione delle immagini in un film di montaggio essere corretta e in che modo lo spettatore cinematografico e/o televisivo può difendersi da un uso scorretto della stessa? Il problema è remoto e di non facile soluzione. Un'occasione per parlarne, sia pure brevemente, ce l'ha offerta recentemente RaiTre proponendoci il film 1960 di Gabriele Salvatores.
Presentato alla Mostra del cinema di Venezia di quest'anno, 1960 è un film di montaggio di materiale di repertorio sull'Italia e sugli italiani nell'anno 1960, appunto.
Già, ma che cosa vuol dire "film di montaggio" e "materiale di repertorio"?

È ovvio che ogni film, di finzione e non, è un film di montaggio, senza del quale non esisterebbe!
Come si sa, ogni film è diviso in brani di argomento compiuto che sono chiamati sequenze e che potrebbero essere paragonate, molto approssimativamente, ai capitoli di un romanzo. Ogni sequenza, a sua volta, è suddivisa in scene dotate di una continuità spaziale e temporale. Ogni scena è ancora suddivisa in inquadrature che sono pezzi di film girati in continuità e ogni inquadratura è composta da fotogrammi. Quindi l'elemento minimo del film è il fotogramma che, come una fotografia, da solo non racconta niente, ma accostato ad un altro fotogramma stimola nella nostra mente l'idea, il presupposto, l'inizio di una storia. Se pensiamo che in un secondo davanti ai nostri occhi passano 24 fotogrammi, capiamo la potenza che ha il cinema per catturare la nostra attenzione.
Ebbene, in un film di finzione, il regista e il montatore sono i padroni incontrastati nella confezione di una storia che abbia il potere di affascinarci perché il materiale è stato girato in precedenza apposta per essere montato in modo da rispondere alla regola che il racconto abbia un inizio, uno svolgimento e una fine, allo stesso modo, nel film di montaggio, il regista e il montatore hanno a disposizione immagini girate, non da loro questa volta, ma da altri, il cosiddetto "materiale di repertorio", che girate con un significato devono essere montate costringendole ad acquisirne un altro affinché rispondano ai requisiti indicati prima.
A questo punto il gioco è fatto. Basta unire insieme inquadrature precedentemente scelte perché tutto funzioni. Ma non è così.
Lo stesso Salvatores lo ha detto nella trasmissione di Fabio Fazio, Che tempo che fa, che ha preceduto la proiezione di 1960, ponendosi il problema, in maniera molto corretta, della manipolazione delle immagini e citando un ipotetico telegiornale che ha il dovere di informare i telespettatori. Un problema non da poco se si considera che, mettendo insieme inquadrature diverse, tutte riferite a fatti realmente accaduti, il potere di manipolazione è enorme tanto da permettere a chi conosce i meccanismi del racconto cinematografico e/o televisivo di non mostrare mai, se vuole, come si sono realmente svolti i fatti. Tutto dipende dalla sensibilità e dalla onestà del regista e del montatore, o, nel caso di un telegiornale, del giornalista.
Per esempio, se in un film di finzione o in un film di montaggio, mostriamo, in un'inquadratura, una mano, nell'altra una pistola e subito dopo una persona colpita a morte, siamo indotti a pensare che quella mano ha preso la pistola e ha sparato uccidendo quella persona, mentre forse quella mano stava sparando ad un oggetto, che non mostriamo, e quella persona ripresa è stata ammazzata da un'altra, che non mostriamo. Se, però, le nostre intenzioni non sono quelle di falsificare i fatti - e la nostra responsabilità aumenta se le immagini si riferiscono a dei fatti realmente accaduti -, abbiamo il dovere di dire di chi è quella mano che spara proprio a quella persona e di mostrarne il volto, altrimenti il giudizio dello spettatore risulta irrimediabilmente falsato.
Un altro esempio abbastanza semplice e banale. Se in un telegiornale qualsiasi mostriamo in un'inquadratura dei manifestanti che nell'inquadratura successiva si scontrano con la polizia, siamo costretti a pensare che l'iniziativa è stata presa dai manifestanti. Ma proviamo a montare il tutto in modo diverso. Mostriamo prima l'inquadratura dei poliziotti e poi quella dello scontro con i manifestanti. A questo punto lo spettatore ha un'altra versione dei fatti: la polizia ha attaccato i manifestanti.
Come si vede sono degli esempi banali, ma se gli argomenti, i fatti, le vicende sono più complessi e più articolati, lo spettatore non ha assolutamente i mezzi per stabilire la verità. Può solo confidare nella buona fede dapprima dell'operatore di ripresa che sceglie il tipo di obiettivo da usare e che decide di inquadrare una cosa piuttosto che un'altra e poi del montatore. Una corretta informazione del processo di manipolazione delle immagini lo aiuterebbe molto, ma non sempre è possibile.
Nel film di Salvatores è subito evidente il rispetto per le immagini, che come si è detto, sono d'archivio, per i fatti, per le persone inquadrate. E il montaggio è il risultato di questo rispetto. Volti di persone e di bambini sono affiancati da volti noti della televisione, della musica, del cinema, dello sport di quell'anno.
Immagino che non sia stato semplice, per i ricercatori, trovare immagini che potessero, una volta montate, costituire gli elementi per raccontare una storia con senso compiuto. Né è stato facile il lavoro di montaggio e di sincronizzazione delle immagini e del suono.
Forse l'unica manipolazione effettuata, con risultati efficaci e sorprendenti, è quella riferita all'uso della colonna sonora de I basilischi, un film del 1963 sulla vita oziosa di giovani di paese, a commento della vita frenetica di Milano.
In passato altri film di montaggio di immagini di repertorio sono stati prodotti ed alcuni con esiti molto positivi, ma nel nostro caso sono state conservate anche le voci e le musiche originali accompagnate da una voce fuori campo di commento. A differenza dei precedenti film di montaggio prodotti negli anni '70 che mostravano l'Italia durante il regime fascista, il film di Salvatores ha il pregio di mostrare un'Italia fiduciosa, con voglia di vivere e con speranze realizzabili. L'ottusa propaganda dell'epoca fascista, invece, utilizzata, nei film di montaggio, senza interventi manipolatori, ci ha tramandato immagini che spingono lo spettatore di oggi a ridere delle cerimonie, delle pose delle prime pietre, degli atteggiamenti di falsa potenza, di commenti ridicoli e tragici al tempo stesso. All'epoca, negli anni '70, si scrisse che gli italiani ridevano di sé stessi perché non avevano avuto ancora il tempo di smaltire tutta la dose di stupidaggini a cui erano abituati. Il film di Salvatores, invece, suscita tenerezza, in alcuni casi nostalgia, forse qualche accenno di sorriso. In 1960 c'è il disagio della povera gente di paese e la sua sottomissione culturale nei confronti degli abitanti delle città, che hanno, nelle loro case, la televisione. Il film tratta, con molta delicatezza, con occhio sorridente e con molto riguardo, una varietà di temi che investono, e cito alla rinfusa e senza ordine cronologico, le prime ferie di massa, le motociclette, le auto, le dive del cinema, la vita facile ma anche stressante delle città, l'emigrazione, i primi scontri con la polizia, le morti, le olimpiadi, Berruti, Coppi, Abebe Bikila, il condominio, le nuove malattie, Fred Buscaglione, il circo, le giostre, i primi fidanzamenti, Anita Ekberg, Marilin Monroe, Fellini, Antonioni, Monica Vitti, Domenico Modugno, Celentano, Gaber, Mina, Giovanni XXIII, l'autostrada del sole, il traffico, le belle donne, Sofia Loren, il twist, Rimini, Valter Chiari, De Sica, la lavorazione di Rocco e i suoi fratelli, Alberto Sordi, le prime inondazioni, le fabbriche, lo smog, i dormitori pubblici, le speranze deluse, Kennedy, Enzo Tortora, Mike Buongiorno, Mario Riva, il traforo del Monte Bianco ed infine, e non poteva essere diversamente, il cinema che genera sogni.

Scheda del film
Titoli di testa: Rai Cinema e Rai Teche presentano 1960, un film di: Gabriele Salvatores; una produzione Rai Cinema realizzata da Off Side; scritto da: Michele Astori, Massimo Fiocchi, Gabriele Salvatores; montaggio: Massimo Fiocchi con la collaborazione di Chiara Vullo; voce narrante: Giuseppe Cederna; consulenza per le immagini di archivio: Angelina Laviano, Riccardo Lacché; ricerche Rai Teche: Giancarlo Biondi, Laura Demetri; musiche: Federico De Robertis; montaggio del suono: Daniela Bassani, Marzia Cordò, Stefano Grosso; prodotto da: Mario Gianani; produttore esecutivo: Paolo Rivieccio; regia di: Gabriele Salvatores.
Titoli di coda: Testi di: Michele Astori; delegato di produzione: Karin Annell; ufficio stampa: Patrizia Wachter; assistente di produzione: Ludovica Rapisarda; amministrazione: Hanna Buhl; aiuto al montaggio: Andrea Brunitto; immagini relative alle olimpiadi: Cinecittà Luce S.p.A.; attrezzature Avid fornite da: Tonys s.r.l.; finishing & color granding: Bluma Lab; colorist: Andrea Di Capua; sonorizzazione: CDC SEFIT Group S.p.A.; fonico di doppiaggio: Walter Mannina; fonico di mixage: Fabio Tosti; sottotitoli: Ombre Elettriche Roma; assicurazioni: Cinesicurtà. Si ringrazia: Massimo Guglielmi, Lucio Saccone, Giulia Trentini, Audioteca Radio Rai. Gli autori ringraziano inoltre tutti i giornalisti e gli operatori dei quali non conosciamo il nome che hanno creato le immagini di questo documentario.
© Rai Cinema S.p.A. 2010

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