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Peppe Lomonaco, 28 ottobre 2010, ore 14:00

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È tornata alla luce, dopo quasi mezzo secolo, la mosca tung-tung. La si dava per scomparsa. Invece la tenacia e la perseveranza di un oscuro ricercatore di provincia, Agatino Tuturuttù, hanno acclarato ciò che della tung-tung si è sempre sospettato: la sua esistenza.
Arrivò in Europa al seguito delle truppe americane durante il secondo conflitto mondiale. In Italia si propagò in particolare nelle regioni del centro-nord prediligendo le aziende dov'erano i bovi per i lavori agricoli.
In Basilicata la tung-tung si diffuse nei primi anni sessanta del XX secolo, quando i reparti speciali dell'esercito statunitense installarono le rampe per puntare i missili atomici in direzione dei paesi del Patto di Varsavia. La tung-tung prosperò in questa regione per due decenni fino a quando i trattori non soppiantarono i bovi nei lavori agricoli, in special modo nell'aratura dei terreni.

A detta del ricercatore la tung-tung è da ritenersi la mosca cocchiera di cui ci narra Fedro. Nella sua ampia e dettagliata presentazione, il ricercatore ha precisato che a differenza della mosca bianca fioccosa (Aleurothrixus floccosus), che scarica la sua melata sulla pagina inferiore delle foglie degli agrumi, la tung-tung predilige la pagina superiore delle foglie del perastro. Per questa sua caratteristica non è malvista dagli agricoltori, anzi non è proprio vista. Si ritiene utile qui precisare che dei perastri da decenni non se ne cura nessuno. Quasi tutti hanno dimenticato i tempi in cui i frutti commestibili di questa pianta erano utilizzati dai nullatenenti non solo in tempi bellici e di carestia. È auspicabile che del perastro se ne ricordino quanti si accingono o si accingeranno a scrivere le proprie memorie.

Alla presentazione dei risultati della ricerca, condotta dal dottor Tuturuttù, è intervenuto l'ambasciatore americano, sottoscorta di un plotone militare pluriarmato per via dei temuti attentati terroristici, che si è detto soddisfatto della riscoperta di questa creatura dimenticata e si è dichiarato disponibile a usare i suoi buoni uffici, presso il presidente del suo Paese, affinché si possano creare le condizioni per allevare la tung-tung, visto il palese interesse del governo italiano.
All'ambasciatore ha fatto seguito l'intervento del nostro presidente del Consiglio (per un giorno divenuto presidente ricercatore) che con esplicita soddisfazione ha ascritto la riscoperta della mosca tung-tung alle buone e lungimiranti azioni del governo da lui presieduto. Ha poscia affermato che proporrà al suo amico Bush un accordo bilaterale di ricerca per l'allevamento su vasta scala di questa innocua mosca per esportarla nei continenti e nelle isole del globo terrestre attraverso le nostre ambasciate.
Il sindaco della città e il prefetto, l'arcivescovo e il procuratore della Repubblica si sono dichiarati all'unisono soddisfatti e nel contempo fortunati che la tung-tung abbia scelto il territorio ricadente nelle loro giurisdizioni per sottrarsi all'estinzione.
È intervenuto nuovamente il ricercatore scopritore della tung-tung, Agatino Tuturuttù, il quale si è detto entusiasta che la sua scoperta abbia suscitato tanto interesse pur trattandosi di una innocua mosca. Ed ha anticipato all'attento e qualificato uditorio il suo intendimento di mettersi sulle orme della mosca tranga-tranga, conosciuta sin dai tempi remotissimi dell'invasione turca. Pur non aggiungendo altro al suo proposito di stanare la nuova (o vecchia) mosca, il ricercatore ha trovato il coraggio per chiedere ai potenti in sala investimenti nella ricerca e in particolare in quella che lui ha intrapreso da anni in piena solitudine. Ha aggiunto, con una certa solennità, che né le potenze straniere né il governo italiano si sono mai degnati di finanziare uno straccio di ricerca. "Chiedo – ha concluso il ricercatore solitario – che il governo si faccia carico almeno delle spese minime occorrenti per scoprire la tranga-tranga. In alternativa propongo che il governo, sponsorizzato da una credibile potenza straniera, possa assumermi in un istituto di ricerca nazionale."
Mentre l'ambasciatore americano, imbarazzatissimo, non sapeva dove mettere la faccia, il presidente del Consiglio ha smosso le labbra e ha mostrato l'intera dentiera splendente in un artificioso quanto palese falso sorriso.
Il qualificato uditorio ha avuto il privilegio di assistere alla proiezione, in prima mondiale, del documentario dal titolo "La libidine della tung-tung". Gli organizzatori dell'evento, durante la proiezione del filmato, hanno temuto che il vescovo potesse abbandonare la sala per certe scene audaci della mosca. Invece più di uno ha affermato sottovoce che il vescovo si è estasiato molto più della protagonista.

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La mosca tung-tung, disegno di Alessandro Grazi, 2009


All'esterno dell'edificio, dove si è tenuta la presentazione della mosca, ci sono state due manifestazioni: una a favore della tung-tung, organizzata dalle associazioni animaliste; l'altra, messa in atto dagli agricoltori che hanno innalzato cartelli e striscioni con scritte (qui irriferibili) non contro la tung-tung, ma contro le mosche dannose e i loro protettori. Tra le scritte riferibili ne citiamo due "W la mosca Kales noaki" e "Il giudice deve andare in galera, disse il ladro". Per dovere di cronaca si precisa che il secondo cartello non è stato capito né da chi scrive né dagli immediati astanti.
Il presidente del Consiglio ha prima tranquillizzato gli animalisti; poi, poco lontano, agli agricoltori ha garantito l'intervento dei reparti motorizzati dell'esercito italiano per l'annientamento totale della tung-tung. E ha precisato che, nel caso in cui i reparti motorizzati dell'esercito italiano non fossero sufficienti, chiederà al suo amico Bush l'intervento delle truppe americane di stanza sull'italico suolo, da sempre nostre alleate.
È stato a quel punto che gli agricoltori si sono imbestialiti scandendo in coro: "A morte le zecche e le mosche dannose".
Il presidente non sapendo che pesci pigliare, per ammansire i dimostranti, ha solennemente affermato che dopo la tung-tung il programma di sterminio proseguirà fino all'ultima mosca. E, per stemperare il clima incandescente, si è rivolto al contadino che teneva il cartello del giudice sollevato da terra e gli ha detto:
– Io sono dalla parte del ladro. I giudici sono tutti comunisti come lei.
Il manifestante gli ha risposto che stava dalla parte del giudice. Il presidente ha detto:
– Non mi meraviglia. Il globo è affollato di pirla!

Gli agricoltori, ai quali si erano aggiunti gli allevatori della zona, incuranti degli inviti alla calma dei dirigenti delle organizzazioni professionali, hanno ulteriormente alzato il tono della loro protesta brandendo bastoni d'ogni sorta, forche e badili imbrattati di sterco. Certuni dagli occhi sgranati e arrossati emettevano spaventosi ululati di minaccia.
Intanto la notizia del programma di sterminio di tutte le mosche ha raggiunto i pacifici animalisti i quali, a loro volta, si sono imbestialiti senza però eguagliare gli agricoltori perché questi ultimi, quando si imbestialiscono, s'imbestialiscono alla stregua dei tori nei pressi del mattatoio.
Il presidente si è presentato al cospetto dei sostenitori delle mosche e ha detto che la sua dichiarazione era stata fraintesa dal momento che, come San Francesco, anche lui è amico degli animali e delle mosche soprattutto.
Gli animalisti, tranquillizzati dalle convincenti parole presidenziali, hanno sciolto l'adunata.
Non così gli agricoltori che nel frattempo s'erano letteralmente infiammati con tabelloni, striscioni, bidoni della spazzatura e d'ogni sorta di materiale infiammabile.
Il presidente è intervenuto e, rivolto agli esagitati, ha detto:
– Ma adesso che cazzo volete?! Le mosche saranno sterminate. Statene sicuri. Andatevene a casa! Andate a lavorare, s'è fatto tardi!
I dimostranti hanno fatto silenzio. Uno di loro si è avvicinato al presidente, che era protetto da cinque gorilla ben vestiti, e gli ha gridato:
– Le mosche e le zecche nemiche degli agricoltori e degli allevatori sono le banche, le assicurazioni, gli intermediari, i petrolieri, la grande distribuzione...
Gli agricoltori, nel mentre il presidente pigiava i tasti di un telefonino luminoso, si aspettavano l'annuncio di un altro piano di sterminio, magari con l'intervento delle truppe del suo amico Putin. Invece hanno visto arrivare dal cielo un elicottero statale che si è fermato a mezz'aria a pochi passi dai settantasette capelli trapiantati sul cranio presidenziale. Sulla fiancata del velivolo si è aperta una porta dalla quale pendeva una scala metallica di cinque gradini.
Il presidente quando ha raggiunto la porta ha gridato verso gli agricoltori:
– Andate a farvi fottere! Volete la mia fine! Stronzi comunisti e figli di puttana! Pirla della madonna...
– Comunisti a noi, lui i comunisti se li porta nel letto delle sue ville. Ci porta Putin, gli fa trovare l'harem pronto... Mascalzone... – s'è sfogato un allevatore con un collega.
I denti di un forcone con tutto il manico hanno raggiunto la portiera dell'elicottero, proprio mentre si stava chiudendo.
I manifestanti, invece, hanno prolungatamente maledetto ad alta voce quel giorno che s'affidarono al cavalier venditor di fumo. Ma è stato del tutto inutile. Come inutile si è rivelato il rabbioso quanto disperato tentativo di alcuni di mordersi i gomiti.

Il presente racconto è stato premiato il 23 gennaio 2010 al Concorso di Narrativa essenziale "Formiche rosse" dell'Arci di Siena e pubblicato da Betti Editrice.

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La mosca tung-tung
nel giorno della consacrazione
della repubblica del bunga-bunga

www.corriere.it/politica/10_ottobre_28/bunga-bunga-berlusconi-ruby_b7c597ce-e267-11df-8440-00144f02aabc.shtml
Citazione Giancarlo Riviezzi il 28 Ottobre 2010 alle 20:10

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