Redazione, 09 novembre 2010, ore 13:00

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Io sono il boss, l’imprenditore,
il proprietario del partito dell’amore.
Io sono il Cesare, leader mondiale,
io sono il papy, l’utilizzator finale.
La Camera è mia, è mio il Senato,
sono io il padrone di Ibrahimovic e Pato.
C’ho banche e banchieri, c’ho case editrici,
c’ho Confalonieri, la Rai, Mediaset, gli attori e le attrici.
È mio Il giornale e il Viminale
e, è naturale, fra tre anni, il Quirinale
finalmente sarà mio, è un fatto personale
magistratura e Corte costituzionale.

È tutto mio, faccio sul serio
Palazzo Chigi, Palazzo Grazioli, Palazzo Macherio,
Palazzo Madama, c’ho villa Certosa che c’ha mille stanze,
castelli a Antigua con tremila dependanze.
È tutto mio, cari italiani,
anche la casa a Montecarlo di Tulliani (è mia, è mia),
C’ho Denis Verdini, Mariastella Gelmini,
Frattini, Casini e Roberto Formighini,
Augusto Minzolini, il TgUn
è mio, è mio il TgCinque di Mimun.
Le donne sono mie, son potente e quindi
le voglio tutte, soprattutto Rosy Bindi.

La Lega è già mia: Maroni, Bossi e Cota,
ho comprato tutti e m’hanno regalato il “trota”.
È mia la Destra di Storace e la Dc di Rotondi
e sono mie le poesie di Sandro Bondi.
Ah, Cicchitto, Dell’Utri, non so più chi c’è
Scaiola e la finissima Santanchè, oh yeah.
Il partito s’ingrossa, ormai c’è la ressa
Brambilla la rossa, Ignazio La Russa, passare alla cassa.

Le barzellette le racconto io
le scrivo io e fanno ridere a tuo zio.
Di aziende e banche ho fatto il pieno,
basta così, domani compro il mar Tirreno.
Ma io compro tutto dall’a alla zeta,
ma quanto costa questo cazzo di pianeta?
Lo voglio io, lo compro adesso,
poi compro Dio, sarebbe a dir compro me stesso.

Roberto Benigni in Vieni via con me, RaiTre, 8 novembre 2010

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