Franco Mazzoccoli, 06 febbraio 2011, ore 13:00

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La copertina del libro per i capi squadra Balilla.

Manuale della capo squadra Balilla con il testo del giuramento.
Illustrazioni di Zedda, 1935.

Il professore universitario, il semiologo, il filosofo, lo scrittore, lo studioso, il critico, l’intellettuale Umberto Eco è intervenuto ieri alla manifestazione Libertà & Giustizia per manifestare il suo punto di vista sulla situazione italiana, non disdegnando di citare, nel suo discorso, una canzonetta, sia pure scritta da Strehler. Il significato dell’intervento di Eco e il suo pensiero forse sono più completi se si legge anche l’articolo Vieni avanti Critone… apparso su L’Espresso di questa settimana.

Umberto Eco
Ho l'impressione di parlare un po' fuori dal coro anche se la vostra quantità pian piano comincia a confortarmi perché ero arrivato qua con molto scetticismo, con l'idea che, per quanto noi gridiamo o gridassimo o grideremo, Berlusconi le dimissioni non le dà.
Noi credevamo che il nostro presidente del consiglio avesse con Mubarak in comune una nipote e invece c'ha anche questo vizietto di non voler dimissionare, anche se l'esercito dice «non ci sto» lui rimane lì. Perché non vuole darle? Mah, è stato già detto dai miei amici, oggi.

Tanto perché, lo sappiamo, il giorno che non avesse più potere, si troverebbe nelle mani della magistratura. Mah, il secondo, perché c'è intorno a lui una grossa fetta di società disposta a sostenerlo, sono deputati che se si va subito alle elezioni non hanno accumulato abbastanza per la pensione. Altri che non saranno rieletti nel prossimo parlamento, persone che non riceveranno più bigiotterie o posti di sottosegretario. È molto bene sostenuto.
E allora che cavolo ci stiamo a fare noi qua?

Io ci sono venuto con un'idea molto ben precisa: siamo venuti qui a difendere l'onore dell'Italia. Siamo venuti qui per ricordare al mondo che non siamo tutti un paese di prosseneti, che non tutti gli italiani ritengono che se avessero soldi abbastanza farebbero lo stesso, che non tutti sono padri che dicono alle figlie: «Dai, dai perché qualcosa ci guadagniamo», eccetera, eccetera.

Forse non saremo molti ma, se vi ricordate, sotto il fascismo, era stato imposto ai professori universitari il giuramento.
Hanno giurato tutti! Meno undici, che han perso il posto. Quegli undici hanno salvato l'onore dell'Università italiana.
Io sono venuto, sì, cosa ha detto Zagrebelski?, noi non vogliamo niente per noi.
No, no, no!
Sono venuto per salvare il mio onore, anche. Perché, cosa mi succede ogni volta che mi trovo all'estero? Ancora pochi mesi fa mi battevano affettuose manate sulle spalle e dicevano: «V'è capitata bella a voi...!». Ma erano sorrisi di solidarietà. Adesso han cominciato a guardarci male e a dire: «Ma perché voi non dite niente?». Cosa che quando me l'ha chiesto, due mesi fa, un giornale tedesco, mi sono arrabbiato come una bestia, perché ho detto: «ma ci sono quotidiani e quotidiani che giornalmente criticano la politica del governo e il comportamento del presidente del consiglio. Ci sono scrittori che han scritto libri...». Non lo sanno!

Fa più rumore un reggiseno che cade che un articolo di fondo!
Oggi mi dicono che ci sono qui delle televisioni straniere, giornalisti stranieri, benissimo, finalmente toccheranno con mano che ci sono in Italia anche quelli che dicono no e che non vogliono essere confusi coi peggiori dei loro fratelli. Come nella canzone di Strehler, "mi son de quei che parli no"!

Detto questo, si tratta solo di allargare il numero di coloro che abbiano il coraggio di presentarsi anche tutti i giorni, se fosse il caso, in piazza e dire: «No, noi no!».
Non è che saremo quello che la Marcegaglia ha detto l'Italia che va a dormire a letto presto. Io vado a dormire a letto tardi, ma perché leggo Kant! Tuttavia, qui c'è una riunione per chiedere le dimissioni e mi sembrerebbe, un po' così, poco leale e collaborativo essere venuto qui solo per manifestare il mio scetticismo.
Cerchiamo un argomento. Io credo che si deve chiedere a un presidente del consiglio di dimettersi non per il suo eccesso di satiriasi, ma per il suo eccesso di schizofrenia. Io volevo iniziare manifestando la mia simpatia e solidarietà col presidente del consiglio che negli ultimi mesi ha fatto una cosa molto giusta, in sintonia con quello che ha fatto anche il Presidente della Repubblica. Uno Stato straniero, nella fattispecie il Brasile, si rifiuta di estradare una persona che è stata condannata a tre livelli di giudizio dalla magistratura italiana e, per difendere l'onore dello Stato, si dice no, voi dovete prima darla a noi anche se siete convinti che si sia trattato di un errore giudiziario. Non potete giudicare la nostra magistratura, a meno che affermiate che è la magistratura venduta a un governo dittatoriale, che tortura i cittadini e conculca le libertà. Siccome questo non è stato, si difende la dignità dello Stato, difendendo la legittimità e la dignità della nostra magistratura. E bravo, Berlusconi!

Ma, allora perché, se difende la dignità della magistratura quando accusano un altro, delegittima la magistratura quando accusano lui? E si badi bene, quell'altro vogliono metterlo all'ergastolo e buttar via la chiave, mentre Berlusconi vogliono solo convocarlo per contestargli delle ipotesi di reato. Questa è schizofrenia! Questo è non ricordare il giovedì cosa si è detto il mercoledì! Come si può essere governati da uno schizofrenico?

In ogni altro paese, escludendo, non so, l'Iran o non so che, non si potrebbe.
Io spero tanto che da oggi, grazie anche alla vostra partecipazione, non si debba potere neanche qua.

Umberto Eco alla manifestazione Libertà & Giustizia
Milano, 5 febbraio 2011

Illustrazioni da Steven Heller, Iron fists. Branding the 20th-century totalitarian state, Phaidon, 2008

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