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Franco Mazzoccoli, 13 marzo 2011, ore 11:00

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Il carnevale di Cirigliano, di antichissima tradizione culturale risalente al medioevo, è un rito propiziatorio tra il sacro e il profano collegato ai riti della fertilità e al sopraggiungere della primavera. Si rappresentano le stagioni e i mesi dell'anno esaltando per ognuno di essi le colture e le tradizioni.

Il corteo celebra la morte di Carnevale e la nascita del nuovo.
La sfilata è aperta da pastori, simbolo della comunità locale, e da personaggi che, ricoperti dalle bianche vesti di improbabili e blasfemi preti, accompagnano con in mano una croce ed il teschio di un bovino il feretro del carnevale trasportato a spalla per le vie del paese. Il personaggio, spesso impersonato da un giovanotto in carne ed ossa, ben vestito e dal volto 'infarinato' per rendere più credibile la sua morte, non disdegna, durante il trasporto, bicchieri di vino nuovo offerti dagli spettatori, prontamente imitato dai suoi accompagnatori.
Segue la vedova di Carnevale, la "Quaremma", che urla e si dispera, ben sapendo però che il congiunto è già pronto per risorgere tra i festosi schiamazzi di coloro che non sanno rassegnarsi alla fine della festa. Altri personaggi ballano al suono di musiche tradizionali.
Al termine del corteo funebre un fantoccio viene posto sul rogo affinché si compia il rito propiziatorio per la stagione primaverile che sta per sopraggiungere. A fine corteo e nell'avanzare della notte, i bagordi continuano, prima dell'arrivo del mercoledì delle ceneri.

 

 

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