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Antonio Lomonaco, massaro intagliatore
Peppe Lomonaco, 17 ottobre 2010, ore 04:00

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Antonio Lomonaco (1929-2006)

Era nato a Montescaglioso nel 1929. Figlio di Rocco, massaro di vacche, e di Guadagno Lucia, contadina. Frequentò la scuola elementare solo per due anni. A otto anni, per il padre invalidato e per la povertà della famiglia, fece il pastorello salariato.
"Per sei mesi il padrone delle pecore non mi mandò mai a casa. Stavo in campagna notte e giorno. Mia madre mi voleva vedere e andò a protestare dal padrone. Rividi casa dopo sei mesi. Ci stetti due giorni, poi tornai alle pecore. All'ora del tramonto del primo giorno riportai le pecore allo jazzo e mi allontanai dalla masseria. Presi la strada per il paese. Mamma fu contenta quando mi vide: sorrise. Dopo cena ci mettemmo nel letto per dormire. Quando s'era fatto buio e tutto era silenzio dissi a mia madre che ero scappato dalla masseria. Disse che non dovevo scappare. Ci addormentammo. Mi svegliò all'alba e mi accompagnò alla masseria che era a due ore di cammino. Strada facendo il sole si portava sempre più in alto. Incontrammo il padrone delle pecore che veniva verso il paese. Sospirò. Disse che mi aveva cercato nel bosco e nei fossati per tutta la notte. Era convinto che mi ero smarrito. S'era disperato. Ora, disse, stavo andando dai carabinieri".

Fu badando alle pecore al pascolo, nei boschi di macchia e nelle assolate distese di ristoppie del Metapontino, che iniziò dapprima a intagliare polloni d'olmo per farne uncini e bastoni e, anno dopo anno, a intagliare legno d'olivo, di quercia, di noce e di traversine in disuso della ferrovia. Da allora non smise mai. Continuò da grande, da quando a vent'anni divenne massaro di vacche, e da pensionato. Non smise mai di intagliare. Di scavare pazientemente con l'utensile (un rasoio dal manico conficcato in un corno di capra) appuntito e affilato. Di modellare, con la stessa precisione con cui modellava la pasta per le forme di formaggio, asportando millimetrici, a volte invisibili, trucioli per ricavare figure umane e utensili di un passato non molto lontano; decorati oggetti agropastorali: fiasche, mestoli, stampi per il formaggio, marchi per il pane; attrezzi scomparsi dal nostro quotidiano: telai per la tessiture e la filatura; cavalli in movimento nell'atto di trainare un carro carico di covoni; buoi al pascolo; galli in procinto di cantare dall'alto di un manico di cucchiaio o di una forchetta; volti di donne: filatrici, tessitrici; e melanconici contadini dalla faccia rugosa seduti con in mano un bastone nell'attesa della sera.
È tutta incisa nel legno l'arte di Antonio Lomonaco. E quei pezzi di olivo, di quercia, di noce, di biancospino, d'olmo e di pioppo così lavorati e modellati sono a testimoniare storie, fatiche, amori, sofferenze, gioie e speranze di uomini e di donne che non ci sono più. Sembrano lontani. Invece sono le vicende e la vita dei nostri genitori, dei nostri fratelli maggiori. Le nostre vicine radici.
Vogliamo ricordare Antonio Lomonaco nell'anniversario della sua morte, avvenuta il 17/10/2006, mostrando qui di seguito alcuni suoi lavori lignei.

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Manufatti in legno di Antonio Lomonaco

in basso
L'ucciarola. La memoria, per essere tramandata, va narrata con la poesia e sperimentata sul campo. In questo evento collettivo, immaginando una improbabile fine del mondo che ha risparmiato solo i bambini, un gruppo di adolescenti, guidati da quattro anziani del Museo della Civiltà contadina di Montescaglioso costruiscono "l'ucciarola", il capanno, ricovero temporaneo dei pastori durante la "cortaglia", tecnica di stabbiatura (concimazione) del terreno in cui vengono utilizzati gli ovicaprini. Matera, piazza San Francesco, ottobre 2007

sotto
Robusta corda da crine di cavallo.
Da una busta di crini di cavallo lunghi al massimo venti centimetri si intreccia una potente corda di venti metri. È l'ennesima magia del massaro. Dal vivo, gli animatori del Museo contadino dimostrano la loro tecnica

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Commenti 

 
Come sempre le storie di Peppe Lomonaco ti portano a "vivere" le vicende di un mondo contadino che, pur non avendolo vissuto, risulta affascinante. Bravissimo Antonio che nei suoi lavori ha dimostrato che la sensibilità e la maestria non vanno all'università
 
 
ho conosciuto il maestro lomonaco forse proprio l'estate dell'anno in cui morì.
io studio (collezionare sarebbe dire poco) le cucchiare intagliate dei pastori appenninici e lui mi fu indicato come uno che ne sapeva intagliare. vidi la sua angoliera in vetro, in casa, zeppa di piccole opere d'arte. glie ne acquistai anche una (non rifinita, potevo permettermi solo quella) che oggi fa parte della mia collezione. sto realizzando un progetto per il recupero di questa piccola arte e qui chiedo che l'opera del maestro lomonaco possa trovare posto nella mostra-museo che mai si dovesse organizzare (ed in cui si metteranno a confronto tutti gli intagliatori e tutte le tipologie geografiche di questa incredibilmente trascurata piccola arte)
chiedo di poter entrare in contatto con voi.
saluti,
genuario belmonte
 
 
a più di un anno dalla prima richiesta di contatto, rinnovo la mia proposta di rinverdire il sito dedicato al maestro lomonaco.
quello che vi chiedo è di inserire le immagini delle cucchiare intagliate, sue piccole opere d'arte, io le ho viste, sarebbe il caso che potessero essere viste da altri
 
 
hai tu le foto?
 

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