Editoria e cultura a chilometro zero

Negli ultimi anni un crescente numero di persone ha cominciato a dedicarsi alla narrazione del nostro territorio soprattutto attraverso la forma del racconto o del romanzo. Personalmente credo che questo sia un fatto positivo, un elemento che dà la misura dell'attaccamento alla propria terra e alla propria storia. Non ci si interessa a ciò che ci è indifferente, a ciò che non sentiamo. Ben vengano quindi tante altre opere di ispirazione paesana o regionale. C'è posto per tutti.
San Rocco l'étranger

San Rocco era un pellegrino, ossia uno "straniero".
Un pellegrino, cioé uno straniero, è il patrono del mio paese, quindi: straordinario, anzi miracoloso.
Peregrinando peregrinando, attraversando campi e percorrendo tratturi, Rocco diventò Santo in terra straniera – nemo sanctu in patria? – in un epoca abbastanza buia, quando il diritto internazionale delle genti era affidato alla buona fede.
Quel che resta fuori dall'inquadratura


Lungofiume rappresenta un progetto di ricerca sul paesaggio della Valmarecchia e del fiume omonimo "Marecchia" situato nella provincia di Rimini, Italia. Incontrare l'idea di un luogo significa cercare le tracce delle suggestioni nelle immagini realizzate, e non nei luoghi fotografati.
La spedizione in Lucania di Ernesto Di Martino
Odio mia madre

Si presentano qui le pagine di apertura del romanzo inedito Con il fritto nei capelli di Giovanna De Simone, che ha concorso alla prima edizione, tenutasi questo anno, del Premio letterario Matarazzo organizzato dalla Pro Loco di Montescaglioso.
Si tratta di una narrazione quasi esclusivamente al femminile poiché la scena è prepotentemente occupata dalla protagonista, Tina, e dalla di lei odiatissima, a parole, madre. Una madre regina della cucina e detentrice di saperi culinari, senso pratico e pregiudizi da terrona che non ha nessuna voglia di integrarsi nella città del Nord dove vive da una trentina di anni e dalla quale la protagonista crede di volersi emancipare detestando tutto ciò che questa fa dice, pensa. Per lo meno fino a quando...
Un romanzo che ben rappresenta la condizione, e le contraddizioni, della generazione tardo-adolescianziale dei trenta-quarantenni attuali e che si legge con piacere e divertimento.
Odio mia madre.
Odio quella sua parlata meridionale anche se è trent'anni – trent'anni cazzo – che abitiamo al Nord e lei è ancora lì che non si fa capire al telefono, che inventa le parole, che pretende che solo la sua sia la maniera giusta di parlare.
Odio il suo modo di vestire un po' da mercato, un po' al passo con la moda ma presa in maniera sobria, odio i suoi twin-set coordinati a pantaloni rigorosamente con zip laterale, odio le sue scarpe basse Valleverde, le sue calze San Pellegrino colore Daino 4°misura, i suoi foularini blu o a pallini bianchi e blu.
Odio l'oro, i collier, gli anelli a più strati sulle dita, l'orologio a maglia fina, le collanine con medagliette di santi inutili, gli orecchini
a clips perché le si sono chiusi i buchi vent'anni fa e lei ha la pelle così sensibile che tutto le fa infezione.
Odio le sue sopracciglia disegnate ad arco tutti i giorni con la pinzetta, i fondotinta troppo scuri, il rossetto color mattone, le matite per le labbra e mi viene la nausea a sentire solo l'odore di Chanel numero 5.
Arriva la festa: tasca vuota e mal di testa

San Rocco voglio farti la festa, devo farti la festa, a tutti i costi.
Io speriamo che abbassino i prezzi: quelli dell'illuminazione, i fuochi e le bande "sonore". E il "foglio"?
Andiamo in ordine.
L'uomo è l'animale più pericoloso

Maschera disegnata e cucita direttamente dall'autore.
La fotografia di Michele Santarsiere, decisamente cinematografica, è spesso popolata da mostri dalle sembianze umane, o meglio da uomini che diventano mostri. La sua critica alla società non lascia alcuna speranza.
Il male può annidarsi ovunque e in questa serie veste abiti eleganti.
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Mente locale
Incontro con Mauro Bubbico
Progetto e contesto, storie e racconti da una remota periferia culturale
Giovedì 30 maggio, ore 15
Aula Magna, Via Taro 14, Roma
Rufa, Rome University of Fine Arts
A cura di Mario Rullo
con la collaborazione di Genny Di Bert e Gianluca Vicini
Il rito catartico di Paolo Benvegnù

S'immerge e s'infrange nel suo oceano di note e poesia, Paolo: sembra affaticato, provato, sofferente quando precipita nel fondale delle canzoni, un palombaro che pesca dallo strato più profondo una conchiglia di bellezza e la porta in superficie. Ha bisogno di prendere ossigeno, dunque, tra un pezzo e l'altro, accorda compulsivamente la jazzmaster quasi ad allentare la tensione non delle corde, ma di un'atmosfera che si solidifica all'interno del circolo Arci.
Voglia di gridare
È del tuo coro che ho paura
perché lo slogan è fascista di natura.
